Sede

    La cattedrale paleocristiana di San Giovanni fu ricostruita nel IX secolo a tre navate usando dei robusti pilastri con archi leggermente a ferro di cavallo. Il tetto era a capriate a vista e, al fine di illuminare la navata centrale dall’alto, furono realizzate undici finestrelle per lato. La chiesa fu probabilmente distrutta durante l’incendio del 1070, quando tutta la città fu messa a ferro e fuoco ad opera della contessa Adelaide di Susa. Questa tesi è avvalorata da uno strato di carbonella evidenziato dagli scavi archeologici.
    L’intervento più traumatico il San Giovanni l’ebbe circa alla metà del XV secolo, quando l’arcidiacono Giacomo De Gentis intraprese lavori di notevole importanza. Probabilmente per facilitare l’accesso alla chiesa il De Gentis fece abbattere l’abside e parte della cripta dell’VIII secolo e costruire l’attuale facciata con ingresso a est chiudendo l’originaria orientata a ovest. La navata nord della chiesa (insistente sull’attuale via Natta) era crollata già nel XIII secolo, mentre la navata sud fu adibita come abitazione dei canonici e poi abbattuta nel XVIII secolo. La superstite navata centrale del San Giovanni fu coperta con volte a crociera e decorata alla metà del XIX secolo. Quanto rimase della cattedrale di San Giovanni negli ultimi secoli fu adibito a chiesa parrocchiale e poi a teatrino.
    L’intervento restaurativo ha liberato le pareti esterne da ogni intonaco non storico mettendo in evidenza ogni particolare architettonico della costruzione del IX secolo. All’interno le pareti medievali hanno avuto il medesimo intervento, lasciando intonacata e a vista la struttura quattrocentesca voluta dal De Gentis.


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